
Non solo il Medico di Famiglia, a breve avremo anche l’Infermiere di Famiglia, il professionista sanitario che si concentra sulla salute del nucleo famigliare attraverso le cure domiciliari.
Svolta storica: non solo il Medico di Famiglia, a breve avremo anche l'#InfermiereDiFamiglia, il professionista sanitario che si concentra sulla salute del nucleo famigliare con cure domiciliari. #ECM
Condividi su XL’aumento dell’aspettativa di vita, l’incremento delle patologie croniche, il cambiamento dei bisogni dei pazienti, conducono inevitabilmente al superamento del modello ospedalecentrico che implica tra l’altro costi elevatissimi. Si cercano quindi soluzioni alternative per alleviare la pressione sui nosocomi, cercando di garantire comunque un’appropriatezza di intervento assistenziale.
Per questo il sistema territoriale si propone come protagonista, diventando la sede primaria delle cure. E’ in questo contesto che si inserisce, parallelamente al Medico di Famiglia, l’infermiere di famiglia con l’assistenza domiciliare e l’ambulatorio infermieristico.
Dalle prime indicazioni dell'OMS nel 2000 al Decreto Balduzzi del 2012, fino al Decreto Rilancio che prevede l'assunzione di circa 9600 infermieri territoriali.
La descrizione di questa nuova figura fu introdotta per la prima volta nell’anno 2000 dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel documento ‘The family health nurse – Context, conceptual framework and curriculum’.
In Italia con la legge 43 del 2006 si è avuto il recognition di questa area specialistica con la nascita dei primi Master. Solo nel 2012 però, con il decreto Balduzzi che ha introdotto la riorganizzazione dell’assistenza primaria territoriale, si introduce la figura dell’infermiere di famiglia.
"Nel 2012 il #DecretoBalduzzi indica il riconoscimento della professione infermieristica come la figura di riferimento per la crescita e il miglioramento dei servizi sanitari territoriali."
Condividi su XNel corso del triennio 2017-2019, la figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità è stata introdotta nel Patto per la Salute. Nel maggio 2020, con il Decreto Rilancio, è stata introdotta la figura dell’Infermiere di Famiglia nel Sistema Sanitario Nazionale, con l’obiettivo di potenziare l’assistenza territoriale. Il provvedimento ha previsto l’assunzione di circa 9.600 infermieri territoriali (8 ogni 50.000 abitanti).
L’infermiere viene chiamato a ricoprire un ruolo nuovo, vicino a quello dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta. Questo per garantire la continuità assistenziale in un’ottica di collaborazione multidisciplinare che va oltre la semplice assistenza domiciliare.
Carattere terapeutico, psicologico e motorio per sostenere malattie croniche o convalescenze.
Soggetto che promuove la salute in ogni sua forma, coinvolgendo il paziente nel processo decisionale.
Non solo assistenza a domicilio, l’infermiere di famiglia ha tutte le competenze per gestire un proprio ambulatorio sul modello di quello del medico di Medicina Generale.
Ha la possibilità di garantire a tutti le prestazioni che fanno capo alla responsabilità propria della professione infermieristica: iniezioni, medicazioni, educazione alla salute, controllo sull’aderenza alla terapia.
Ancora oggi manca una figura vicino alla famiglia che sappia guidarla nei delicati periodi legati ai problemi di salute. L’infermiere di famiglia assicura la continuità assistenziale sia in ambito domiciliare che ambulatoriale, diventando un punto di riferimento per la comunità.
Un’adeguata assistenza territoriale integrata porta benefici significativi anche alle casse dello stato:
In molte parti del mondo l’infermiere di famiglia è una figura professionale consolidata. Nel Regno Unito si fa affidamento sul Public Healthy Nurse, mentre negli Stati Uniti la Primary Care è sempre più spesso guidata dai Nurse Practitioner.
Il cittadino sarà sempre più curato da un infermiere mentre il medico avrà in carico i casi più complessi e gravi. Da ricerche effettuate risulta che anche i pazienti risultano soddisfatti, fornendo feedback sovrapponibili a quelli dei medici.
Ci auguriamo che anche in Italia si sia arrivati ad una svolta nel riconoscimento di questa figura. Vediamo di non perdere questa occasione di cambiamento radicale.
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