
La radiazione ottica emessa da una sorgente naturale o artificiale, può interagire con i tessuti biologici di un soggetto esposto. Questa interazione porta a un assorbimento di energia da parte dei tessuti prevalentemente negli strati esterni del corpo umano, di conseguenza la maggior parte degli effetti biologici sarà a carico di due strutture in particolare: l’occhio e la cute.
Differenti lunghezze d’onda sono caratterizzate da meccanismi d’interazione diversi che possono essere riassunti in due categorie: interazioni di tipo fotochimico e interazioni di tipo termico.
Reazioni chimiche catalizzate dall’assorbimento di energia, provocate principalmente da radiazione visibile e/o ultravioletta. Hanno un effetto cumulativo nel tempo.
Reazioni che aumentano la temperatura corporea, provocate principalmente da radiazione infrarossa e/o visibile. Beneficiano del frazionamento dell’esposizione.
"A differenti lunghezze d’onda corrispondono diversi meccanismi d’interazione: le #InterazioniFotochimiche e le #InterazioniTermiche."
Gli effetti biologici indotti dalle radiazioni ottiche possono inoltre essere divisi in: effetti deterministici ed effetti stocastici.
Non è quindi possibile ridurre a zero il rischio di insorgenza del danno, tuttavia la limitazione dell’esposizione riduce la probabilità (per effetti stocastici) o la gravità (per effetti deterministici) degli effetti a lungo termine.
La massima efficacia biologica della radiazione ottica, per induzione di fotocheratite e fotocongiuntivite, si verifica per esposizione a lunghezze d’onda inferiori a 300 nm. I sintomi più frequenti sono fotofobia, lacrimazione e sensazione di corpo estraneo.
Per esposizioni a lunghezze d’onda superiori a 300 nm è stata dimostrata una maggiore incidenza di cataratta. Le opacità del cristallino possono essere sia transitorie sia permanenti.
In individui afachici, la radiazione UV può raggiungere il tessuto retinico e indurre fotoretinite. È stata inoltre esaminata la possibilità che l’esposizione ultravioletta sia tra i fattori causali del melanoma dell’uvea, sebbene gli studi epidemiologici complessivamente non mostrino una convincente associazione con l’esposizione solare, ma risulti correlato all’impiego di lampade solari.
Iscriviti subito al Percorso Formativo Professione Oculista per avere 36 crediti ECM.